Immagina questa scena: sei un pubblicitario di successo, uno di quelli che ce l’hanno fatta. Ti chiami Timothy Hole e hai appena ottenuto l’incarico che potrebbe consacrare la tua carriera: andare in Russia per lanciare una nuova, banalissima bibita gassata. Hai il mondo in mano, giusto? Sbagliato. Perché, mentre sei all’apice, inizi a sentirti osservato. Poi, perseguitato. Da chi? Da un ragazzino. Un bambino insistente, quasi spettrale, che sembra sbucare dal nulla e che, ne sei sempre più convinto, vuole farti la pelle.
È così che inizia “Un Piccolo Omicidio”, e ti assicuro che Alan Moore e Oscar Zárate ti prendono per mano e ti trascinano in un incubo psicologico dal quale non esci tanto facilmente. Non è un thriller, non è un giallo. Dimenticati il “chi è stato”. La vera domanda, quella che ti martella in testa per tutte le cento e passa pagine di questa graphic novel (riproposta in Italia da Rizzoli Lizard in una splendida edizione cartonata), è: “che cazzo sta succedendo?”.



✈️ Un Biglietto di Sola Andata per la Propria Anima: Il Viaggio a Ritroso di Timothy
La genialità di Moore sta nel modo in cui struttura questa discesa nella paranoia. Il viaggio fisico di Timothy – da New York a Londra, fino alla sua città natale, Sheffield – è in realtà un viaggio a ritroso nella sua stessa vita. È una cosa quasi subliminale, ma potentissima. Te ne accorgi dai mezzi di trasporto: all’inizio c’è l’aereo, simbolo di successo e velocità; poi il treno; poi l’auto, più personale ma anche più vulnerabile; poi una vecchia bicicletta; e infine, solo le sue gambe, a piedi, nudo di fronte a se stesso. È una regressione, un’involuzione che ti fa sentire addosso tutta la perdita di controllo di Tim.
Mentre lui viaggia, i ricordi lo assalgono, ma in modo frammentato, confuso. Come in certi film allucinati di Nicholas Roeg, la narrazione non è lineare. Passato e presente si mescolano, e tu, lettore, sei costretto a vivere la stessa vertigine di Timothy, lo stesso disorientamento. Cosa è reale? Cosa è un ricordo distorto? Cosa è pura e semplice paranoia? Moore ti immerge nel flusso di coscienza del suo protagonista, un monologo interiore costante, pieno di ossessioni, sensi di colpa e paure. Ti senti nella sua testa, e ti assicuro che non è un bel posto in cui stare.
🎨 Disegnare la Follia: L’Arte Esplosiva e Disturbante di Oscar Zárate
E qui entra in gioco l’arte di Oscar Zárate, che è tutto tranne che rassicurante. All’inizio, il suo stile può quasi darti fastidio. È iper-colorato, caotico, molto anni ’80, con scene di folla che ti soffocano, piene di voci e rumori che non riesci a distinguere. Sembra quasi che stoni con la cupezza della storia. Ma poi, capisci il trucco. Quello che vedi non è il mondo reale: è il mondo come lo percepisce Timothy. E la sua percezione è un casino.
Zárate è un maestro nel farti “sentire” lo stato d’animo di Tim. Quando è confuso, perso nei suoi pensieri, le tavole diventano sfocate, quasi liquide. Nei rari momenti di ottimismo, tutto diventa nitido e brillante, in modo quasi artificiale. I flashback sono granulosi, nebbiosi, come vecchie fotografie rovinate dal tempo e dall’autoinganno. È un’arte che non vuole essere “bella” o “piacevole”; vuole essere efficace. Vuole farti provare il disagio, l’oppressione di una mente che sta andando in pezzi. E ci riesce maledettamente bene. Soprattutto nella seconda metà, quando la folla scompare e rimane solo Tim con i suoi fantasmi, lo stile di Zárate diventa di una bellezza inquietante e spettrale che ti gela il sangue.



💔 L’Omicidio Silenzioso: Affrontare i Propri Tradimenti
Mentre il viaggio prosegue, i pezzi del puzzle iniziano a comporsi, e quello che emerge è il ritratto di un uomo che ha costruito il suo successo su una scia di “cadaveri” emotivi. Ha tradito sua moglie per un’amante, poi ha tradito l’amante (che forse voleva un figlio da lui), ha tradito i suoi ideali giovanili (da ragazzo era una specie di artista-attivista di sinistra), ha tradito persino il suo vecchio mentore. Ogni passo indietro nel suo viaggio fisico è un passo avanti nella scoperta di questi “piccoli omicidi”, i tradimenti e i compromessi che lo hanno trasformato nell’uomo che è.
E il ragazzino che lo perseguita? L’idea ti arriva lentamente, strisciando. Quel bambino non è un’entità esterna. Quel bambino è lui. È il Timothy che era, puro, pieno di sogni e ideali, che torna a perseguitare l’adulto che li ha svenduti. È la sua innocenza perduta che lo bracca, piena di una rabbia omicida per ciò che è diventato. La metafora diventa carne, un’ossessione che lo spinge a schiantarsi in auto, che lo terrorizza nei pub, che lo fissa con occhi accusatori.
C’è una scena potentissima, quasi un ricordo d’infanzia che potrebbe essere la chiave di tutto. Tim racconta di quando, da bambino, chiuse degli insetti in una scatola e li seppellì, per poi tornare indietro, divorato dal senso di colpa, per liberarli. Ma, si chiede, l’ho fatto davvero? Ho davvero aperto quella scatola? Questa incertezza sulla memoria è il cuore pulsante dell’opera. Chi siamo davvero? La persona che raccontiamo di essere, o quella definita dalle nostre azioni più nascoste e vergognose?
“Per il lettore, è una storia dell’orrore su un uomo che non si rende conto di cosa è diventato, e deve affrontare le ombre del suo passato prima di poter aspirare a un futuro migliore.”
Questa frase è perfetta. “Un piccolo omicidio” è una storia dell’orrore, ma il mostro non è il bambino. Il mostro è l’incapacità di guardarsi allo specchio e riconoscere i propri fallimenti.



✨ Perché Questo Viaggio all’Inferno è un’Esperienza Fondamentale?
“Un piccolo omicidio” non è una lettura che ti lascia indifferente. È un’opera che ti costringe a pensare, a riflettere. Ti sbatte in faccia una domanda tanto semplice quanto brutale: il bambino che eri sarebbe fiero di te, adesso? Ti fa interrogare sui tuoi, di “piccoli omicidi”, su quei sogni che hai messo in un cassetto, su quei compromessi che hai accettato.
È un graphic novel maturo, complesso, che usa il linguaggio del fumetto in un modo che poche altre opere sanno fare, mescolando la profondità psicologica di un romanzo con la forza visiva e la struttura frammentata del cinema d’autore. Non è una storia di supereroi, è una storia sulla fragilità umana, sulla memoria, sul senso di colpa e sulla difficile, a volte impossibile, riconciliazione con sé stessi.
Alla fine, Timothy deve affrontare il suo io bambino, in una resa dei conti silenziosa e violenta. Il finale è aperto, non ti dà una risposta facile, ma ti lascia con la sensazione di aver assistito a qualcosa di profondamente vero e significativo. È un’opera che, pur nella sua cupezza e nel suo disagio costante, ha un sottofondo di speranza: la possibilità, forse, di rinascere, di fare pace con i propri demoni, di aprire finalmente quella scatola sepolta da tempo. Se amate le storie che vi sfidano e vi restano dentro, “Un piccolo omicidio” è un capolavoro che non potete assolutamente perdervi.
Detto ciò, non vi resta che andare a questo link UN PICCOLO OMICIDIO per acquistare la vostra copia.
I 22 euro meglio spesi del momento.



