IL MONDO DELLE FESSURE ROTONDE: ⛩️👻

Questa antologia è un vero gioiellino, perché per la prima volta in Occidente raccoglie le storie che Mizuki pubblicò sulla mitica rivista Garo tra il 1964 e il 1972, insieme a scritti autobiografici e riflessioni sul suo modo di fare manga. E credetemi, Garo non era una rivista qualunque: era un vero e proprio laboratorio creativo, un posto dove gli artisti potevano osare e sperimentare, liberi dalle solite logiche commerciali.

Il titolo stesso, “Il mondo delle fessure rotonde“, è già tutto un programma. Immaginate delle piccole crepe, dei passaggi quasi invisibili che si aprono nella realtà di tutti i giorni, e da cui sbirciano fuori mondi altri, creature dimenticate, verità nascoste. Quelle “fessure rotonde” sono un po’ come gli oblò attraverso cui Mizuki ci fa spiare le stranezze della vita, le ingiustizie della società, e sì, anche un bel po’ di mostri!

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GARO: UN PALCOSCENICO PER STORIE FUORI DAL CORO 📖

Negli anni ’60, Mizuki iniziò a pubblicare sulla rivista Garo. Come dicevamo, Garo era speciale. Fondata nel 1964, divenne presto il punto di riferimento per il manga d’avanguardia, quello che in Giappone chiamano gekiga (“immagini drammatiche”), storie più adulte e complesse rispetto ai fumetti per ragazzi. Garo dava agli autori una libertà incredibile, anche se all’inizio non li pagava granché! Era il posto perfetto per Mizuki per dare sfogo al suo lato più satirico, più critico, a volte anche più cupo e disilluso.

Su Garo, Mizuki non si limitò a raccontare storie di yokai. Affrontò temi sociali, politici, esistenziali, sempre con quel suo tocco inconfondibile che mescola l’umorismo nero, il grottesco e una profonda umanità.


I RACCONTI DI MIZUKI: UNO SGUARDO ATTRAVERSO LE “FESSURE ROTONDE” 🧐

E ora, veniamo al cuore pulsante di questa raccolta: i racconti. Invece di elencarli con i loro titoli originali, che potrebbero risultare un po’ ostici, proviamo a esplorare le grandi tematiche che Mizuki amava affrontare, cercando di capire cosa voleva dirci davvero, al di là dei mostri e delle situazioni bizzarre.

La Fame Insaziabile di Ricchezza e Potere: Storie di Illusioni e Inganni 💰➡️💨

Molte delle storie che troverete in questa antologia ci mettono di fronte a personaggi che inseguono sogni impossibili, spesso legati al desiderio di ricchezza, potere o addirittura all’immortalità. Immaginate un racconto dove qualcuno cerca disperatamente una tecnica per non morire mai, o un altro dove dei genitori ingenui si lasciano convincere da un tipo losco a tentare di trasformare teste di gatto in oro puro. Quasi sempre, queste promesse mirabolanti si rivelano delle truffe colossali, delle trappole tese per sfruttare la disperazione o l’ingenuità umana.

E chi c’è spesso dietro a questi raggiri? Un personaggio ricorrente nelle opere di Mizuki, una sorta di uomo-ratto scaltro e opportunista, sempre pronto a fiutare l’affare e a trarre vantaggio dalle debolezze altrui. Questo personaggio, con il suo cinismo e la sua capacità di sopravvivere a tutto, diventa lo specchio di un certo tipo di umanità, quella che non si fa scrupoli pur di raggiungere i propri scopi.

Il significato profondo di queste narrazioni va oltre la semplice avventura. Mizuki, con il suo tipico umorismo amaro, ci mostra la vanità di certi desideri, la facilità con cui ci lasciamo abbindolare. L’immortalità o l’oro diventano simboli di una felicità illusoria, di una ricerca che finisce per consumare la vita senza portare a nulla di concreto. A volte, la “speranza” venduta da questi imbonitori è solo un altro modo per ingannare. Mizuki ci mette in guardia dalla nostra stessa avidità e dalla tendenza a credere alle favole, soprattutto quando la realtà si fa troppo dura da accettare.

La Felicità: Un Profumo Sottile o una Meta Sfuggente? 😔💭

Un altro tema che torna spesso nelle pagine di Mizuki è la felicità, o meglio, la sua ricerca, spesso affannosa e deludente. Ci sono storie che ci presentano personaggi che hanno sgobbato una vita intera, magari accumulando beni o raggiungendo una certa posizione sociale, solo per rendersi conto, forse troppo tardi, di non essere stati affatto felici. Una frase che colpisce, in una di queste storie, è qualcosa del tipo: “Hai passato la vita a preparare la felicità, ma ti sei dimenticato di assaporarla”. È una critica forte a un’esistenza spesa a rimandare la gioia, a costruire meticolosamente un futuro che poi, forse, non si ha il tempo o la capacità di godere. Il “dolce sapore della felicità” del titolo di un suo racconto è forse quella sensazione effimera che si coglie solo quando si smette di cercarla ossessivamente.

In un’altra storia, un uomo ha la possibilità di sbirciare nel proprio futuro, solo per scoprire che lo aspetta una vita mediocre e senza soddisfazioni. Questa conoscenza, invece di essere un dono, diventa una maledizione che gli toglie ogni speranza e voglia di vivere. Mizuki sembra suggerirci che, a volte, l’incertezza del futuro, per quanto possa spaventare, è anche ciò che ci permette di sognare e sperare, elementi fondamentali per andare avanti, anche quando i sogni si rivelano fragili e destinati a svanire.

Lo Specchio Deforme della Società: Storie di Verruche Parlanti e Fiori Giganti 🎭🌸

Mizuki è un maestro nell’usare il grottesco e il soprannaturale per fare una satira pungente della società del suo tempo, ma che spesso suona incredibilmente attuale. Pensate a una storia dove una verruca parlante spunta sul corpo di un personaggio, promettendo aiuto ma con l’oscuro intento di prenderne il controllo. È una metafora geniale delle piccole tentazioni, delle influenze negative o delle ideologie tossiche che, se lasciate crescere indisturbate, possono divorarci dall’interno.

Oppure immaginate un racconto che ruota attorno a una medaglia, un’onorificenza. Mizuki, che aveva vissuto sulla sua pelle l’orrore e l’ipocrisia della guerra, usa questo simbolo per smascherare la vacuità di certi riconoscimenti ufficiali. Una medaglia, invece di rappresentare eroismo, potrebbe nascondere corruzione, sofferenza o il cinismo del potere. Una battuta memorabile da una di queste storie recita: “Non ci sono brave persone che hanno medaglie”, un commento amaro che la dice lunga sulla disillusione post-bellica.

C’è poi una serie di storie ambientate in un surreale “paese dei bambini”. Qui, attraverso le dinamiche infantili, Mizuki mette a nudo i meccanismi del potere adulto, l’autoritarismo, la manipolazione delle masse e l’indottrinamento. Le decisioni apparentemente innocue o bizzarre prese dai “governanti” di questo paese dei balocchi riflettono le assurdità e le ingiustizie dei sistemi politici reali, denunciando come, con la scusa del bene comune, si impongano spesso volontà dispotiche per controllare e sfruttare la popolazione.

E come non citare la storia di un fiore gigantesco, una sorta di “fiore della vendetta”, che spunta improvvisamente da un’isola di rifiuti, simbolo delle conseguenze mostruose dell’inquinamento e dell’incuria della società moderna verso l’ambiente. La reazione dei burocrati e degli “esperti” di fronte a questo fenomeno è un capolavoro di satira sull’ipocrisia e l’inettitudine del potere.

Infine, immaginate un mondo dove persino gli yokai hanno i loro mass media. Una premessa del genere è perfetta per una critica graffiante al potere dei media, alla loro capacità di creare “mostri” (reali o metaforici), di distorcere la realtà o di sfruttare il sensazionalismo. Un tema che, anche a distanza di decenni, non ha perso un briciolo della sua attualità.

Il Folklore Rivisitato: Yokai, Ninja e Portali su Altri Mondi 🎴🚪

Mizuki è il cantore degli yokai per eccellenza, e in questi racconti li vediamo spesso interagire con il mondo moderno, creando cortocircuiti narrativi tanto esilaranti quanto significativi. Non sono creature relegate a un passato polveroso, ma presenze vive che si aggirano per le metropoli contemporanee, magari sotto forma di ninja con fattezze feline o cloni ninja che si moltiplicano. Queste figure ibride permettono a Mizuki di mescolare folklore e cultura pop, spesso per prendere in giro qualche aspetto della società o la natura umana, magari con un velo di tristezza per i sogni che svaniscono.

A volte, Mizuki riprende classici della letteratura giapponese, come l’Hojoki (Ricordi della mia capanna), un testo che riflette sulla transitorietà della vita, e lo reinterpreta a modo suo, con umorismo nero e una critica più diretta al Giappone del suo tempo, magari con un tocco di rakugo, il tradizionale teatro comico giapponese.

Ci sono poi storie che esplorano il concetto di divinità, ma non aspettatevi figure solenni e distanti. Mizuki, pur essendo un profondo conoscitore del folklore religioso, lo tratta spesso con un misto di rispetto e irriverenza. Magari ci racconta di un incontro con un dio che si rivela molto diverso dalle aspettative, o riflette su cosa significhi essere una “divinità” in un mondo che sembra adorare ben altri idoli, come il denaro o il potere.

Un’altra figura tradizionale che Mizuki rivisita è il Namahage, un demone che nel folklore spaventa i bambini pigri. Nelle mani di Mizuki, questa figura può diventare protagonista di una storia di colpa e punizione, dove magari un giovane arrogante, per gioco, indossa la maschera del demone e ne rimane trasformato, perdendo la propria identità come punizione per la sua superficialità.

E come dimenticare l’idea di un “mondo di anelli rotondi”? Questi “anelli” o “cerchi” diventano portali, passaggi tra il mondo dei vivi e quello dei morti, o tra la realtà e la fantasia. Mizuki ci suggerisce che l’aldilà, o il soprannaturale, non sono dimensioni remote e inaccessibili, ma realtà parallele che sfiorano la nostra, a volte permettendo incontri toccanti con chi abbiamo perduto. È una tematica universale che parla di lutto, desiderio e speranza, e che probabilmente ha ispirato il titolo stesso di questa antologia italiana.

La Fragile Condizione Umana: Miseria, Fortuna e Amare Verità 💔

Mizuki non indora la pillola quando si tratta di descrivere la condizione umana. Molte sue storie sono intrise di una profonda disillusione, ma anche di una sorta di stoica accettazione. Ci sono racconti che, riecheggiando magari grandi classici della letteratura sulla miseria umana, esplorano l’ingiustizia sociale, la sofferenza degli umili e la crudeltà del destino in un contesto tipicamente giapponese.

Altre volte, l’autore riflette sulla fortuna e sul successo, magari prendendo in giro sé stesso e le sue difficoltà come mangaka. Il “dio della fortuna” potrebbe rivelarsi capriccioso o assente, sottolineando la natura arbitraria della buona sorte e mettendo in discussione la meritocrazia.

Un monito ricorrente è quello contro l’eccessivo attaccamento alla ricchezza. Mizuki, che aveva conosciuto la povertà più nera, esplora le conseguenze morali e sociali dell’avidità, e la corruzione che spesso ne deriva.

Non mancano poi storie più cupe, quasi dei registri di morti bizzarre e inspiegabili, dove l’autore cataloga, con un misto di orrore e umorismo nero, le strane circostanze che a volte circondano la fine della vita. Potrebbe essere una riflessione sulla mortalità, sulla fragilità dell’esistenza, o una critica all’indifferenza con cui la società tratta la morte.

Le Favole Amare: Quando Mizuki Diventa Mura 🍂

Un capitolo particolarmente affascinante della produzione di Mizuki per Garo è costituito da una serie di racconti molto brevi, quasi delle favole illustrate, che firmava con il suo vero nome, Shigeru Mura. Queste storie, che potremmo definire “Manga Esopici”, hanno un tono diverso dal solito Mizuki: sono più liriche, malinconiche, quasi delle piccole allegorie filosofiche.

Immaginate una vignetta dove un signore cammina su un albero secco, trova “giovinezza” e “gioia”, e subito dopo incontra un altro uomo che porta con sé solo “sofferenza”. Pochi dialoghi, ma un forte impatto emotivo, spesso accentuato da sfondi naturali che sembrano partecipare allo stato d’animo dei personaggi. In queste brevi narrazioni, Mizuki sembra esprimere il suo mondo interiore in modo più diretto, seppur velato da una sorta di pudore. Sono favole moderne, con una morale spesso amara, che riflettono sulla dualità dell’esistenza (gioia e dolore, giovinezza e vecchiaia) e forse sull’inevitabilità di certe esperienze. Domande come “Che succede?” o esclamazioni come “Questo è insopportabile!” suggeriscono già questo senso di smarrimento o frustrazione di fronte alle assurdità della vita. Altre volte, l’accostamento tra un campione sportivo e un elegante abito da cerimonia, o la semplice immagine di un baule chiuso, possono diventare spunto per riflessioni sulla fama, le apparenze, i segreti nascosti o il peso del passato.

Eroi (S)vestiti e Storie Rivisitate 🤺➡️🐂

Mizuki si diverte un mondo a prendere figure storiche o leggendarie, come il celebre spadaccino Miyamoto Musashi, e a raccontarle a modo suo, spesso smitizzandole e umanizzandole. Immaginate Musashi alle prese con un banale bernoccolo dopo un combattimento, o mentre si gode un semplice dolcetto di riso (botamochi), o addirittura in una versione inedita di “Musashi il pigro”. Queste “nuove narrazioni”, come le definisce Mizuki, servono a smontare il mito dell’eroe invincibile, mostrandone il lato più umano e fallibile, spesso con una forte dose di umorismo e una critica velata alla società che crea questi miti. A volte, queste figure storiche diventano pretesto per criticare i vizi contemporanei, come quando un famoso rivale di Musashi viene etichettato come una “star” che guadagna cifre esorbitanti senza contribuire realmente alla società.

Visioni del Futuro e Divinità Molto Terrene 🏙️😇

Mizuki non si tira indietro neanche quando si tratta di immaginare il futuro o di riflettere sulle “divinità” che popolano il nostro presente. In un racconto, potrebbe portarci in una Tokyo del futuro, e conoscendo Mizuki, è più probabile che sia una visione distopica o satirica piuttosto che un’utopia scintillante. Potrebbe essere una critica alle tendenze del suo tempo proiettate in avanti, mostrando le possibili conseguenze negative dello sviluppo tecnologico sfrenato, dell’urbanizzazione eccessiva o della perdita di valori umani.

In un altro, potrebbe parlarci delle “divinità del Giappone”, ma con un sottotitolo ironico come “persone troppo fortunate”. Qui la satira si fa pungente verso quelle figure che la società eleva a idoli – celebrità, politici, ricchi industriali – la cui fortuna è spesso immeritata o basata sull’apparenza. Si dice che in una di queste storie un “dio” avesse le fattezze di un famoso cantante dell’epoca, giusto per rendere la parodia ancora più diretta!

Il Bizzarro che Spunta dal Quotidiano: Monete, Blackout e Funghi 🪙🍄

Una delle grandi doti di Mizuki è la capacità di scovare il meraviglioso, il misterioso o il decisamente grottesco nelle pieghe più umili della vita quotidiana. Una semplice moneta da cinque yen, ad esempio, che in Giappone è legata alla fortuna per un gioco di parole, può diventare protagonista di una parodia che prende in giro la superstizione o la mercificazione della spiritualità.

Un blackout improvviso può diventare lo scenario per far riemergere paure ancestrali, magari legate a qualche spirito maligno del folklore, o per mostrare quanto sia fragile la nostra società moderna di fronte all’imprevisto.


LO STILE DI MIZUKI: UN EQUILIBRIO TRA DETTAGLIO E CARICATURA ✍️

Una delle cose che rende Mizuki subito riconoscibile è il suo stile di disegno. Spesso, i suoi sfondi sono incredibilmente dettagliati, quasi fotografici, mentre i personaggi, specialmente quelli umani, hanno un tratto più semplice, caricaturale, a volte grottesco. Questa non è una scelta casuale. Serve a radicare le storie, anche le più fantastiche, in una realtà tangibile. Quando poi irrompe lo yokai o l’evento surreale, l’effetto è ancora più potente, più straniante. È come se il mondo ordinario fosse costantemente sul punto di essere invaso dallo straordinario.

E pensate che Mizuki disegnava tutto questo avendo perso il braccio sinistro in guerra! Una testimonianza incredibile della sua resilienza, una qualità che spesso si ritrova anche nei suoi personaggi.

UN MAESTRO CHE PARLA ANCORA OGGI 🌟

L’eredità di Shigeru Mizuki è immensa. Non solo ha fatto conoscere e amare gli yokai a generazioni di giapponesi (e ora anche a noi occidentali), trasformandoli in figure familiari della cultura pop, ma ci ha anche lasciato opere che continuano a farci riflettere. La sua città natale, Sakaiminato, gli ha dedicato una strada piena di statue dei suoi personaggi e un museo!

Le sue storie, soprattutto quelle più critiche e personali pubblicate su Garo, affrontano temi che sono ancora incredibilmente attuali: la stupidità della guerra, l’ipocrisia della società, la follia del potere, le difficoltà della vita quotidiana, la ricerca di un senso.

UN INVITO AD APRIRE LE FESSURE 🌀

🌀 Il mondo delle fessure rotonde di Shigeru Mizuki è finalmente disponibile!
Potete acquistarlo direttamente sul sito di Canicola 👉 https://www.canicola.net/prodotto/il-mondo-delle-fessure-rotonde/

Questo volume è molto più di un’antologia: è un vero e proprio viaggio dentro la mente di uno dei maestri assoluti del manga giapponese. Mizuki ci invita a sbirciare attraverso le sue “fessure rotonde”, quegli spiragli da cui filtra la meraviglia, il mistero e l’assurdità dell’esistenza.

📚 Il mondo delle fessure rotonde è una lettura fondamentale per chi vuole capire davvero l’opera di Mizuki, ma anche per chi è curioso di esplorare quel confine sottile – e spesso inquietante – tra realtà e fantasia, tra comico e tragico, tra umano e mostruoso.
È come sedersi accanto a un vecchio maestro stralunato, uno che ha visto tutto: la guerra, gli spiriti, la bellezza e l’orrore del mondo. E che, con un sorriso storto e uno sguardo lucido, ha ancora qualcosa di potente da raccontarci.

Non lasciatevelo scappare. È uscito. È qui. Ed è una bomba. 💥